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Per non dimenticare GIORNO DELLA MEMORIA E GIORNO DEL RICORDO |
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Pubblicato il: 26/01/2012
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In occasione delle ricorrenze del Giorno della Memoria (27 gennaio) e del Giorno del Ricordo (10 febbraio) il Consiglio Comunale dei Ragazzi e l’Amministrazione Comunale hanno distribuito in città e nelle scuole un manifesto commemorativo (in allegato).
Nelle mattine di venerdì 27 gennaio e venerdì 10 febbraio p.v., inoltre, avrà luogo, presso il piazzale antistante il palazzo comunale di via Umberto I n.78, una breve cerimonia di Ammainabandiera del Tricolore. All’iniziativa prenderanno parte, a fianco del Sindaco dei Ragazzi Giulia De Vito, le Istituzioni civiche, le Associazioni Combattentistiche e d’Armi di Seregno e alcuni rappresentanti delle locali Forze dell’Ordine.
GIORNO della MEMORIA
Il “Giorno della Memoria” è una ricorrenza che il Parlamento Italiano ha istituito con Legge n. 211 del 20 luglio 2000, in ricordo dello sterminio subito dal popolo ebraico nel periodo 1933 – 1945 e di tutti i deportati italiani che, per motivi politici, religiosi, culturali o razziali vennero perseguitati da parte del regime nazista di Adolf Hitler, Cancelliere del Reich nel 1933. Nel 1934 Hitler si attribuì il titolo di Führer e Cancelliere del Reich, accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale.
La data del “27 gennaio” richiama un episodio emblematico: il 27 gennaio 1945 alcune truppe militari russe abbatterono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, liberando gli oltre 7.600 prigionieri rimasti.
GIORNO del RICORDO
Con Legge n.92 del 30 marzo 2004 il Parlamento Italiano ha istituito il “Giorno del Ricordo” per commemorare una triste e dolorosa pagina della storia italiana rimasta in parte, e per lungo tempo, non conosciuta. Il “10 febbraio” richiama la ricorrenza del Trattato di Pace firmato dall’Italia il 10/02/1947 con la Jugoslavia. Con questo Trattato l’Italia cedette alla Jugoslavia circa 7.700 chilometri quadrati di territorio tra cui l’Istria.
In quegli anni migliaia e migliaia furono coloro che morirono perché “infoibati” (gettati nelle foibe, voragini rocciose profonde anche fino a 200 metri): tra essi moltissimi triestini ed istriani, ma anche slavi che si opponevano al regime comunista di Tito.
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